23 mar 2017

MUSEO DI SANTA GIULIA

Sembrava che fosse arrivata la primavera, ma ora pare che abbia indietreggiato un po'.
Ancora si alternano i giorni caldi e quelli freddi. E' proprio come la parola Sankan shion che descrive questo stato, e che significa "tre giorni di freddo e quattro giorni di caldo". Ma così arriva la primavera piano piano.

L'altro giorno ho lavorato con i bresciani e mi è tornato in mente quel bellissimo "Museo di Santa Giulia" che ho visitato l'estate scorso.  Il modo di esposizioni degli oggetti è molto chiaro e dall'età preistorica fino all'epoca attuale ho capito molto bene la storia della città...
E' allestito in un complesso monastico di origine longobarda.
Era un monastero femminile di regola benedettina ed è un luogo di memorie storiche stratificate nel corso dei secoli.
Fu edificato su un'area già occupata in età romana da importanti Domus, comprende la basilica longobarda di San Salvatore e la sua cripta, l'oratorio romanico di Santa Maria in Solario, il Coro delle Monache, la cinquecentesca chiesa di Santa Giulia e i chiostri.
Sono esposti 11.000 pezzi in un'area espositiva di circa 14.000 metri quadrati, e i reperti variano dai celtici come elmi e falere ai ritratti e bronzi romani, le testimonianze longobarde, i corredi funerari e i mosaici e affreschi. Sono davvero tanti.
La chiesa di Santa Maria in Solario fu costruita verso la metà del 7 secolo come oratorio delle monache. Questa volta stellata affrescata era bellissima e mi ha ricordato quella di Ravenna..
La croce di Desiderio con elementi ornamentali di epoca romana e longobarda come le gemme, cammei e paste vitree (in totale 212 pezzi) è davvero magnifica.
Ma il simbolo della città è la Vittoria Alata, il grande bronzo proveniente dal Capitolium, ed è una testimonianza dell'arte antica e della vita di Brixia.
Le domus dell'Ortaglia sono un quartiere romano residenziale, in uso dal 1 al 4 secolo d.C.. Non mi aspettavo di vedere i mosaici e gli affreschi che sembrano analoghi a quelli di Roma e Pompei e ho goduto questa visita pienamente.

La basilica di San Salvatore fu fondata nel 753 d.C. e fu dedicata a San Salvatore. Ero così immersa nel contemplare questi bellissimi affreschi che non mi sono accorta del tempo che passava... 
E la cripta è sempre un posto misterioso...
E oltre quelle finestre sopra si trova il Coro delle Monache.
E' un ambiente affrescato splendidamente.
Ma se penso alle monache di clausura, benedettine del monastero di Santa Giulia che per secoli hanno assistito, non viste, alle funzioni religiose, sembra stringermi il cuore... che cosa aveva pensato guardando le persone libere attraverso questa grata...?
Questa lastra di Pavone mi ha attirato molto. E' delicata, raffinata, ma non sgargiante... un giorno vorrei tornarci per ammirare questi oggetti ad uno ad uno con calma...

Il tempo vola in ritmo vertiginoso e quei giorni estivi diventano sempre più lontani.
Ma non è male fermarsi un po' per ricordarli...

06 mar 2017

MUSEO DI RAMEN ISTANTANEO

In periferia di Osaka c'è un museo un po' originale che è dedicato alla storia dei spaghetti istantanei e anche al suo ideatore Momofuku Ando.
Momfuku Ando(1910-2007) inventò il primo ramen istantaneo nel 1958.
Nel 1945, immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale era difficile procurarsi il cibo. Ad Osaka completamente rasa al suolo Momofuku vide la gente malnutrita che faceva la fila per una ciotola di spaghetti in brodo e pensò: "Se si potesse mangiare a sazietà, si sazierebbe anche l'anima". Cioè volle creare qualcosa che potesse sfamare la gente rapidamente e facilmente.

Così nella capanna costruita nel giardino della casa, iniziò a realizzare il ramen istantaneo e provando i vari modi di giorno in giorno, alla fine inventò il primo ramen istantaneo nel 1958, cioè quel mitico "chiken ramen".
Basta metterlo nella ciotola, versarci l'acqua bollente e aspettare 3 minuti.

Mio padre diceva che era davvero impressionante l'avvento di questo prodotto. E anche adesso a volte lo prende con una certa nostalgia nonostante che ci sono tanti altri ramen più buoni.
Nel museo viene ricostruita fedelmente la bottega di Momofuku.
Si esprime che anche se non avessi gli attrezzi speciali, ma una buona idea, solo con gli utensili banali potresti inventare qualcosa di nuovo, anche a livello mondiale.
All'inizio questo chiken ramen veniva prodotto quasi a mano. Ma poi acquistò una enorme popolarità e fu costruita una fabbrica mirata a produzione in serie. E quando la televisione fu diffusa, iniziò a trasmettere gli spot pubblicitari.
E negli anni 60 iniziarono ad apparire i supermercati che rivoluzionarono il sistema della distribuzione, e i chiken ramen confezionati in sacchetto di plastica erano adatti per vendere nei supermercati.
Iniziarono una ricerca per inventare un ramen istantaneo che si può mangiare anche all'estero dove non c'è l'abitudine di mangiare con le bacchette e la ciotola e nel 1971 commercializzò il cupnoodles, cioè il ramen istantaneo in coppetta di polistirolo che si può mangiare "in qualunque momento e dovunque". Basta versarci l'acqua bollente e aspettare 3 minuti. Non c'è bisogno ormai della ciotola.
E l'incidente del monte Asama aumentò la vendita dei cupnoodles drasticamente. Ogni giorno veniva trasmessa in diretta l'immagine dei membri della polizia antisommossa che mangiarono i cupnoodles in piedi durante l'accerchiamento della baita ai piedi del monte Asama, dove la Rengō-sekigun (United Red Army) si trincerò con una donna in ostaggio dal 19 al 28 febbraio del 1972 e questo cupnoodles attirò l'interesse della gente.
Negli anni 80, con i ramen istantanei iniziò a contribuire agli aiuti alimentari nelle aree colpite dalla carestia, dai disastri come i terremoti o dalle guerre.
Poi questo ramen istantaneo è arrivato anche nello spazio nel 2005 con lo space shuttle Discovery. Si chiama "Space ram" e viene esposto qui.
Quello che è stato inventato per sfamare la gente ora è arrivato nello spazio...
In fondo del museo c'è My Cup Noodle Factory dove si può creare il proprio ramen scegliendo il tipo di brodo e gli ingredienti e anche decorando la propria coppetta.
Si compra una coppa dal distributore automatico.
E si disinfettano le mani.
Si decora la coppa.
Poi si mette una porzione di ramen nella coppa.
Poi scegliamo 4 tra 20 ingredienti.
Poi facendo passare la coppa nelle varie macchine, viene coperchiata e coperta dal cellofan.
Eccolo, nella borsetta per portare via.
C'è anche uno spazio per provare a mangiare i vari prodotti.
L'albero che è stato piantato dall'astronauta Soichi Noguchi con cui arrivò nello spazio lo Space ram. Lui è il sesto astronauta giapponese e anche dal 2009 al 2010 ha partecipato alle missioni di 6 mesi sulla stazione spaziale internazionale.
Qui sono esposti dei prodotti cronologicamente.
Invece qui è ospitata una vasta collezione del ramen istantaneo venduto nel corso dei secoli e in tutto il mondo.
Il ramen istantaneo che nacque in Giappone, ora in un anno si mangiano circa 100 miliardi di porzione nel mondo. E i cupnoodls sono in vendita in più di 80 paesi del mondo. Purtroppo in Italia non si vendono, ma "Saikebon" che sono realizzati in collaborazione con un'altra azienda giapponese.

E' bello poter mangiare rapidamente e facilmente, sopratutto è gradito agli studenti che studiano fino a notte fonda o alle persone che non hanno tanto tempo.
A dire il vero, non mi piace molto questo tipo di prodotti, ma mi ricordo bene di quando ero piccola e salivo su una montagna (non molto alta ma comunque innevata) con mio padre in inverno, portavamo questi cupnoodles e l'acqua bollente nel thermos in zaino e raggiunta la cima lo mangiavamo per riscaldarci. Era molto ma molto buono...

Visitando questo museo e ricordando quel ramen mangiato in cima della montagna innevata, dopo tanto tempo mi è venuta voglia di prenderlo...

20 feb 2017

ORE D'OZIO

"Tsurezuregusa" è un saggio scritto da Yoshida Kenko intorno al 1330. E' composto da 244 paragrafi compresa la premessa ed è uno dei tre capolavori del genere letterario Zuihitsu che è il saggio, insieme a Makura no soshi di Seisyo nagon e Hojoki di Kamo no chomei.

"Per far passare il tempo non avendo niente da fare seduto davanti alla pietra da inchiostro per tutto il giorno, annoto a caso i pensieri senza senso che mi vengono in mente e se ne vanno, ho la strana sensazione di demenza..."

Questo è il famosissimo brano iniziale di questo saggio che noi giapponesi studiamo immancabilmente alle scuole. Ogni volta che l'ho studiato o l'ho letto, ho sempre sognato la vita come questa. "Se potessi vivere solo leggendo e scrivendo qualcosa quanto voglio rinchiusa in una capanna..."

L'autore Kenko, appartenente a una famiglia della bassa aristocrazia connessa con il santuario scintosita Yoshida, fu uomo di Corte e un noto poeta, ma poco altro si sa di lui se non altro che ricoprì la carica di soprintendente presso una nobile casata. E vi fece una rapida carriera e nel 1307 fu nominato Secondo Comandante della Guardia di Scorta dell'imperatore. Ma improvvisamente se ne allontanò e nel 1313 si fece monaco buddista. E vagabondò per il Paese rifugiandosi nei templi, ma alla fine si stabilì in una capanna su una collina a Kyoto dove morì.

Visto che il periodo che Kenko visse era la seconda metà del periodo Kamakura (1185-1333), affrontò i radicali cambiamenti della società imposti dal governo militare, in aperta contraddizione con un passato che lo riempiva di nostalgia. Il periodo precedente era l'età d'oro della storia letteraria giapponese che lui aspirò, e anche in questo saggio citò i capolavori come il Makura no soshi e il Genji monogatari con ammirazione e grande rispetto, come scrisse nel 19 esimo capitolo, "Continuando a scrivere di questi fatti, mi accorgo di dire cose che sono già state tutte trattate nel Genji monogatrai o nel Makura no soshi. Eppure non per questo rinuncerò a parlare nuovamente di tali temi stimolanti".

Tra questi 244 diciamo "suoi monologhi" ci sono alcuni che sembrano solo le annotazioni, ma la maggior parte è interessante e suscita la nostra simpatia anche dopo circa 700 anni e rimango meravigliata dai suoi sguardi acuti e dal suo punto di vista ragionevole.

Ci sono alcuni capitoli veramente convincenti, e qui ne cito uno, il 235 esimo paragrafo.
In una casa in cui abita qualcuno gli estranei non possono entrare senza permesso. Invece in una casa disabitata si intrufolano senza regola i viandanti, vi penetrano anche volpi e civette e vi si insediano da padroni perché non c'è alcun umano sentore che le dissuada, e compaiono anche esseri di sembianze singolari, come gli spiriti degli alberi. Allo stesso modo in uno specchio che non ha né colori né disegni si riflettono un'infinita varietà di immagini. Se ne avesse infatti, non potrebbe riflettere le immagini. In uno spazio vuoto si può mettere tutto. L'irrompere nel nostro animo dei più svariati pensieri inutili a loro piacimento, non sarà forse dovuto al fatto che ciò che definiamo "animo" non ha consistenza propria? Se nell'animo ci fosse un padrone non vi entrerebbero tante cose.

Cioè dobbiamo essere forte e padrone del proprio animo...

Secondo un ipotesi, Kenko annotava i suoi pensieri e gli appunti dietro le lettere ricevute o i sutra. Poi quelli che non gli piacquero li incollava alle pareti del suo rifugio invece di buttarli via. Era certo di averli distrutti tutti quando morì. Ma dopo la sua morte vennero staccati dai suoi allievi che poi tentarono di mettere in ordine in un'opera. Così fu nato il Tsurezuregusa. Fatto sta che il manoscritto più antico tutt'ora esistente risale al 1431, cioè a decine di anni dopo la sua morte. Morire senza lasciare niente era la sua estetica. Forse non si aspettava che sarebbero stati staccati da qualcuno. Ma senza quel gesto sleale (per lui), non potremmo sapere i suoi sguardi acuti e i suoi pensieri…

Ho riletto questa eccezionale opera dopo tanti anni, ma l'ho trovata più interessante di quanto pensavo. La rileggerò ripetutamente...
Fioritura dei fiori del ciliegio 2017
In questi giorni si alternano i giorni freddi e quelli caldi, ed è molto difficile adattarmi a questi bruschi sbalzi di temperatura. Ma si starà avvicinando la primavera anche se ancora non si vede neppure la sua ombra. 
Secondo le previsioni della fioritura dei ciliegi recentemente aggiornate (il 16 febbraio), da nostra parte i fiori del ciliegio inizieranno a sbocciare intorno al 27-29 marzo.

Anche se Kenko scrisse nel 137 esimo paragrafo che "si deve ammirare i fiori di ciliegio solo in piena fioritura e la luna solo senza l'ombra? E' più suggestivo vagheggiare la luna velata attraverso la pioggia o ignorare al chiuso di una buia stanza quanto avanzata sia la primavera. Come i boccioli dei ciliegi che si stanno schiudendo o un giardino tappezzato di petali caduti e appassiti, ci sono tante altre scene mirabili!...", noi siamo ansiosi di sapere quando saranno in piena fioritura...
Fino a quando arriva veramente la primavera voglio rinchiudermi a casa come Kenko...